Candidato a più piccolo pianeta nano

Igea

Igea è il quarto corpo più grande della fascia principale, ma per oltre un secolo e mezzo è rimasto un punto scuro e anonimo. Nel 2019 le immagini del Very Large Telescope lo hanno mostrato quasi perfettamente sferico: abbastanza per soddisfare l'ultimo requisito che gli mancava per essere chiamato pianeta nano, il più piccolo del Sistema Solare.

Modello 3D dell'asteroide Igea, ricostruito dalle immagini del Very Large Telescope dell'ESO
Dimensioni
450 × 430 × 424 km
Distanza dal Sole
472 mln km
Periodo orbitale
5,6 anni
Rotazione
13,8 ore
Scoperta
1849
Tipo
Carbonioso (C)

Caratteristiche fisiche

Igea misura 450 × 430 × 424 km, con un diametro medio di circa 430 km: meno della metà di Cerere. È un asteroide di tipo C, cioè carbonioso: la superficie è scura quanto l'asfalto e riflette circa il 7% della luce che riceve. Per composizione somiglia a Cerere e alle meteoriti più primitive, ricche di carbonio e di minerali che contengono acqua.

La sorpresa del 2019 è stata la forma. Igea è il capostipite di una delle famiglie di asteroidi più numerose, quasi 7.000 frammenti nati da un impatto colossale circa due miliardi di anni fa, e ci si aspettava di trovargli addosso un enorme cratere. Non c'è. Le simulazioni indicano che l'urto, con un corpo largo fra 75 e 150 km, lo frantumò del tutto, e che i pezzi, ricadendo insieme, formarono un corpo nuovo e rotondo.

Orbita e rotazione

Igea orbita nella parte esterna della fascia principale, a 472 milioni di km dal Sole in media, cioè 3,15 unità astronomiche, e impiega 5,6 anni per un giro. L'orbita è poco inclinata, 3,8° sull'eclittica, e leggermente eccentrica.

Ruota su se stesso in 13,8 ore, lentamente rispetto agli altri grandi asteroidi. La distanza e la superficie scura lo rendono difficile da osservare: pur essendo il quarto per dimensioni non supera la magnitudine 9 circa, ed è per questo che fu scoperto solo come decimo, dopo corpi molto più piccoli ma più vicini e brillanti.

Scoperta ed esplorazione

Lo scoprì Annibale de Gasparis il 12 aprile 1849 dall'Osservatorio di Capodimonte, a Napoli: fu il primo dei nove asteroidi trovati dall'astronomo abruzzese. Il direttore dell'osservatorio propose di chiamarlo Igea Borbonica, unendo la dea greca della salute alla dinastia che regnava sul Regno delle Due Sicilie; l'aggettivo cadde presto in disuso.

Nessuna sonda ha visitato Igea. Le immagini che ne hanno rivelato la forma sono state ottenute fra il 2017 e il 2018 con lo strumento SPHERE del VLT, che corregge la turbolenza dell'atmosfera e raggiunge da terra una nitidezza paragonabile a quella di un telescopio spaziale. Lo studio, guidato da Pierre Vernazza, è stato pubblicato su Nature Astronomy nell'ottobre 2019.

Domande frequenti

Igea è un pianeta nano?

Non ufficialmente. Dei requisiti fissati dalla IAU nel 2006, Igea soddisfa anche l'ultimo, la forma arrotondata dalla propria gravità, come hanno mostrato le immagini del 2019. Gli autori di quello studio lo hanno proposto come pianeta nano, il più piccolo conosciuto, ma la IAU non si è pronunciata e nei cataloghi resta un asteroide.

Perché Igea è così scuro?

Perché la sua superficie è ricca di composti del carbonio, come quella delle meteoriti chiamate condriti carboniose. Riflette circa il 7% della luce solare, contro oltre il 40% di Vesta. È il caso più comune nella parte esterna della fascia principale, dove gli asteroidi hanno conservato materiali più primitivi.

Chi ha scoperto Igea?

Annibale de Gasparis, il 12 aprile 1849, dall'Osservatorio di Capodimonte a Napoli. Fu il decimo asteroide conosciuto e il primo scoperto dall'astronomo, che negli anni seguenti ne trovò altri otto, fra cui Psiche.

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